giovedì 18 luglio 2019 — Come si spiega?

La mia vita è deprecabile. Non è degna di essere vissuta. Sono una persona molto infelice. In ogni momento trovo in me difetti, soprattutto nel compararmi con gli altri. Sono più grasso, più debole, più incapace, più fragile, più pauroso. In tutto mi trovo peggiore. Ci sono persone che letteralmente idolatro. Non solo Steve Carell, non sono così superficiale; scienziati, politici, giudici, militari, mamme, papà, religiosi, magazzinieri, ristoratori, sportivi, ecc. Tutte persone che trovo eccezionali. Di solito non venero il talento in sé, ma ciò che una persona ha fatto col proprio dono. Ciò che ammiro è la perserveranza, la costanza, lʼapplicazione quotidiana, il portare il dono alle estreme conseguenze. Io non sono mai riuscito a combinare nulla. Mi è sempre mancata la disciplina. Qualsiasi dono abbia avuto in sorte, non sono stato in grado di coltivarlo e svilupparlo. Lʼunica cosa che ho praticato un poʼ più delle altre è la scrittura. Ma anche lʼamore per la scrittura non ha saputo vincere la pigrizia. La mia eterna, deprecabile, odiosa, disgustosa pigrizia.

Ciononostante, anche se dico che avrei voluto essere un musicista o uno scrittore o un soldato o un atleta... anche se penso che avrei voluto scoprire di avere un talento e che avrei voluto portarlo alle estreme conseguenze... e anche se penso che ciascuna delle altre persone viventi sia migliore di me... anche se penso che la mia sia una vita infelice... anche se dico e penso tutte queste cose non vorrei essere nessuna delle altre persone in particolare.
Non vorrei essere nessuno in particolare.
Non vorrei essere questo, non vorrei essere quello.

Vorrei comunque, sempre e solamente essere me.

Non cʼè nessuna delle altre persone che ammiro talmente da dire: “Vorrei essere quella persona”.
Invidio molti, ma non vorrei essere nessuno.

Anche un santo. Ma prendiamo anche un santo. SantʼIgnazio di Loyola. San Massimiliano Kolbe. San Giovanni apostolo, il discepolo prediletto di Gesù.
Nessuno. Non vorrei essere nessuno di loro. Sono contento che loro siano loro. (I santi non li invidio).

Vorrei comunque, sempre e solamente essere me.

Vorrei essere più felice. Vorrei essere più disciplinato. Vorrei avere un talento.
Ma vorrei sempre, comunque e solamente essere io.

Forse in me si è finalmente radicata la convinzione che Dio ha voluto la mia vita, proprio la mia, fin dallʼeternità – cosa che mi è stata ripetuta tante volte.

lunedì 15 luglio 2019 — The office (US)

Ciò che ha occupato la maggior parte del mio interesse nelle ultime due settimane è The office (US).

Ho appena fatto due settimane di ferie in Liguria. Ho nuotato. Ho fatto varie gite. Ho dormito.
Nellʼalbergo cʼera il wifi, che mi ha permesso di vedere tutte le puntate dalla stagione 1 alla stagione 5 di The office senza consumare giga.
La stagione 6 lʼavevo già vista.
Perciò adesso conosco The office dalla stagione 1 alla 6 compresa.

Ciò che mi interessava vedere, ossia lo sviluppo della storia dʼamore tra Jim e Pam, lʼho visto.
A metà stagione 6 Jim e Pam sono già sposati e hanno già una bambina.
Restano ancora tre stagioni e mezzo, dato che The office è durato nove stagioni. (Le ultime due senza Steve Carell).

Gli sviluppi della relazione tra Jim e Pam sono centellinati. Accade pochissimo tra i due in ciascuna puntata. A volte è solo uno scambio di battute. A volte niente del tutto.

Non posso dire molto perché ho visto le stagioni 1-6 velocemente e distrattamente. (Un giorno, forse, comprerò il dvd box di The office così potrò guardarlo approfonditamente. Al momento possiedo solo il dvd box di Friends, di cui ho visto ciascuna puntata più volte, e di The Phil Silvers Show, di cui ho visto solo la prima puntata).

Cosa posso dire finora?
Gli sviluppi della storia tra Jim e Pam non mi hanno colpito. Il loro essere centellinati è fatto ad arte, nel senso che si sta continuamente ad aspettare di vedere un nuovo sviluppo.
Però a me piace vedere quando una coppia si scambia un miliardo di parole, come nelle vecchie commedie romantiche in bianco e nero, con Cary Grant, Katherine Hepburn e compagnia bella.
Jim e Pam si scambiano davvero poco.

È vero che The office è fatto dagli stessi creatori di The Simpsons, perciò sicuramente hanno puntato di più sugli aspetti comici e demenziali dei personaggi di contorno, con Carell in testa, che sulla storia dʼamore seria tra gli unici due personaggi con la testa sulle spalle.

Finora, diciamo, posso dire solo due cose.
Uno, non mi piace come Jim tenga il muso a Pam per tutta la stagione 3. In quanto uomo dovrebbe essere più galante e gettarsi nelle braccia di Pam non appena sa, alla fine della stagione 2, che Pam ha disdetto il matrimonio col suo fidanzato storico Roy.
Quando, allʼinizio della stagione 4, iniziano a uscire insieme, non vediamo nemmeno uno dei loro appuntamenti, ma solo ciò che accade in ufficio.
La proposta di matrimonio è trattata frettolosamente.

Due, se uno si rende conto di quanto Steve Carell improvvisa si mette le mani nei capelli. Un attore davvero ineguagliabile.
Devo ricredermi e rettificarmi e dire che davvero vale la pena di guardare The office – in lingua originale – solo per Carell e in generale per la comicità dʼinsieme di ogni puntata.
La storia dʼamore tra Jim e Pam è a malapena un buon motivo, se preso da solo – anche per un patito di storie dʼamore come me – per guardare The office.
Ciò che sorprende è la creatività con cui per ogni puntata è trovata unʼidea che fa da tema, che la sorregge, che la giustifica.

È da tempo che voglio scrivere qualcosa sulle writing room delle serie televisive americane. Le writing room americane, ossia tavolate di 10, 20, 30 persone dove si passa il tempo a lanciarsi addosso idee gli uni gli altri, a farsi ridere a vicenda, luoghi dove si creano le puntate... secondo me sono un tipico fenomeno americano che noi non siamo mai riusciti a eguagliare, soprattutto perché costano un patrimonio. Ma anche mettendoci i soldi, si riuscirebbe a farle funzionare?
Chissà se sarei in grado di scrivere un post sulle writing room americane.

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