sabato 6 agosto 2022 — Libertà di perdere la creaturalità

Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più in suo nome!» (Ger 20, 9)

Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore: «Alzati, va a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me». Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore (Gn 1, 1-3)


Il Vangelo di oggi, 19 luglio, affatica la mia meditazione.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,46-50).

La nozione che Dio che è un Padre del quale tutti siamo figli contrasta, pare, con la nozione di questa pagina di Vangelo, nella quale sono detti fratelli di Gesù, e dunque figli di Dio, solo coloro che ne fanno la volontà.
Chi dunque è figlio di Dio, tutti o solo coloro che ne fanno la volontà?

In primo luogo non si può non dire che ciascuna creatura di Dio è sua figlia. Dio è padre di qualsiasi cosa ha creato. Ne è creatore, ergo ne è padre.

Si può però vedere la cosa dal punto di vista del passo di Vangelo proposto il 19 luglio dalla Chiesa ai fedeli, Mt 12, 46-50.

Gesù è senza dubbio figlio di Dio, non si può non dire questo di lui. Gesù è il Figlio, l’unigenito. Il Figlio del Padre, seconda persona della Ss.ma Trinità, è nato prima di tutti i secoli di un parto unigenitale. Non c’è stato accoppiamento. Gesù è stato generato – “non creato” – dal Padre in solitudine.

Per comprendere il passo del Credo in cui si dice che Gesù è: “generato – non creato – della stessa sostanza del Padre”, occorre tener presente che la generazione riguarda gli enti invisibili, che nascono gli uni dagli altri mediante immacolata concezione; mentre la creazione riguarda la nascita delle cose visibili – create, appunto – da quelle invisibili, e in secondo luogo la riproduzione di cose visibili da cose visibili.

La seconda persona della Ss.ma Trinità, il Figlio unigenito di Dio, poi, alla pienezza dei tempi si è incarnata in Gesù di Nazareth, andando ad aggiungere alla già presente natura divina la natura umana.
Gesù, nella sua vita mortale, non si è discostato mai dalla volontà del Padre. Già era Figlio, in più lo ha confermato con la vita.

Mi è sempre piaciuta la bellezza della corrispondenza tra le profezie fatte su Gesù – e su San Giovanni Battista, se è per questo – e il perfetto compimento delle profezie. Credo infatti che la libertà di cui l’uomo è dotato dia la possibilità di contravvenire a ciò che è predetto. Gesù è l’esempio di come Dio, quando vuole fare una cosa, la fa. Se dice una parola, essendo la sua Parola verità, questa si avvererà, diverrà concreta, diverrà realtà. Quando Gesù era neonato già sapevano che era il Figlio di Dio. Però c’è stato sicuramente anche un processo attraverso il quale è divenuto tale. Pensiamo com’era quando aveva dodici anni.

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole (Lc 2, 41-50).

In casa di Giuseppe e Maria si pregava parecchio e si osservava alla lettera tutto ciò che prescriveva la legge di Mosè. Aveva ampio spazio la Torà, la Sacra Scrittura. Ho sempre pensato che in una famiglia così la Torà non era solo un dovere religioso, da studiare e imparare a memoria per conoscere Dio... era anche una fonte di svago, il luogo da cui si prendevano i racconti, le storie con cui intrattenersi e distrarsi. Era la loro televisione. Per quanti secoli, prima di essere fissata su carta, la Sacra Scrittura è stata tramandata oralmente! Pensiamo a un bambino con un’intelligenza straordinaria che cresce in questo contesto, fatto anche di parenti religiosi e pii, nella teoria e nella pratica. Un bambino la cui unica passione è la Sacra Scrittura, che narra le gesta del Padre e le sue manifestazioni. Ecco che pian piano prende forma e ratio il passo del ritrovamento di Gesù nel tempio che dialoga coi dottori della legge.

Nel caso di Gesù la profezia sulla sua vita si è compiuta pienamente, perché il Padre aveva deciso, prima della creazione del mondo, che così dovesse accadere alla pienezza dei tempi.

Ma nel nostro caso? La libertà, che pure ci è stata data dal Padre come parte della nostra natura, non permette che ci discostiamo dalle profezie fatte alla nostra nascita? Quante promesse, quante aspirazioni, quanti obiettivi mancati! A volte è stato per colpa di altri, ma a volte per colpa nostra. È facile capire che fare la volontà del Padre è l’opzione migliore, poiché egli è la più perfetta di tutte le entità esistenti. Tuttavia capita che manchiamo il bersaglio anche se ci proviamo con tutte le forze. La ricerca di cosa vuole Dio da noi termina nei dieci comandamenti, nel comandamento nuovo dato da Gesù e in generale negli insegnamenti del Vangelo, dove Gesù insegna come fare la volontà del Padre. Inoltre ci si può affidare alla preghiera e ai pastori della Chiesa, i quali possono essere in grado di far discernimento per individuare come attuare la volontà di Dio nelle varie decisioni della vita.

Ciò che mi chiedo è questo. Dato che gli uomini, tra tutte le creature, hanno la libertà e possono dunque contrastare la volontà del Padre, non è forse possibile che, pur essendo creature di Dio, quando contrastano la sua volontà cadano per così dire fuori dalla condizione di figli di Dio? Mi pare sia questo il messaggio dato da Gesù in Mt 12,46-50. Se “chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”, ergo chiunque non fa la volontà del Padre che è nei cieli non è per Gesù fratello, sorella e madre. In questo caso, quindi, non si è più figli di Dio, creature di Dio. E questo può succedere solo all’uomo in quanto dotato di libertà.
L’uomo, quindi, può perdere la dignità di creatura di Dio. Mi viene il pensiero, allora, che coloro che non seguono la volontà di Dio, i cosiddetti impenitenti incalliti, coloro cioè che in un modo o nell’altro guadagnano l’inferno, perdono la dignità di creature di Dio. Quelli che vanno all’inferno non sono più creature

17 comments:

fracatz ha detto...

certo che veleggiando tra queste pagine anche i più forti e ben formati rischiano di perdersi.
NOI del partito degli under 70.000 pensiamo che oggi ci sono tutti i mezzi e la capacità per un collegamento urbi ed orbi dove Lui, anche senza mostrarsi, potrebbe svelarci i tanti misteri e dare certezze ai più dubbiosi.
Questa proposta la metteremo nel nostro programma politico sperando che possa essere soddisfatta

Filippo ha detto...

Il re Salomone condividerebbe il programma politico degli under 70.000, infatti, ereditato il regno dal padre Davide, pregò per ottenere la sapienza per saper ben governare il suo popolo, e Dio fu così contento che non ebbe chiesto né ricchezze né altre cose per sé, che lo esaudì dandogli questa e quelle. "Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce (Mc 4, 22). Ma anche: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (Gv 20, 29).

Sara ha detto...

Filippo lo sai che è un post impegnativo. Praticamente la prevalenza del male, secondo te introduce un cambio sostanziale. Già il peccato originale in effetti perverte la natura sana dell'anima, il viandate soccorso dal buon Sammaritano ha riportato non solo botte ma lesioni.

Filippo ha detto...

Non mi sono reso conto che era impegnativo fino a quando non l’ho postato. Ma mi sono detto che non sarei riuscito a togliere neanche una parola, perciò: “Va là!”. Ad ogni modo è un post dubitativo, riassumibile nella domanda: “Chi dunque è figlio di Dio, tutti o solo coloro che ne fanno la volontà?”. Cioè mi chiedo se sia possibile perdere la creaturalità.
Non penso in realtà a una prevalenza del male. Credo che Dio abbia tutto sotto controllo. Compreso il male che permette nell’universo. Il quale ha un ben specifico fine: santificare, mediante il subirlo, coloro che si salvano.

Anonimo ha detto...



1)«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»
«Non omnis, qui dicit mihi: “Domĭne Domĭne”, intrābit in regnum caelōrum, sed qui facit voluntātem Patris mei, qui in caelis est»

XII Settimana del Tempo Ordinario – Mt 7,21-29

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi

2)-"Ciò che mi chiedo è questo. Dato che gli uomini, tra tutte le creature, hanno la libertà e possono dunque contrastare la volontà del Padre, non è forse possibile che, pur essendo creature di Dio, quando contrastano la sua volontà cadano per così dire fuori dalla condizione di figli di Dio?"

Hai scritto di libertà e volontà...riesci a far entrarci il libero arbitrio?Da questo riesci ancora a supporre quel "fuori dalla condizione di Dio" o ad integrarne inevitabilmente il fine del bene sul male?

Anonimo ha detto...

In rif.al tuo ultimo post/racconto,peccato non sia tu ad agganciarti con una risposta da lettore di commentatore altrui!:)

Filippo ha detto...

Caro Anonimo, mi scuso se non ho risposto prima al suo commento.
1) Non risponde alla domanda. Siamo d’accordo che chi entra nel regno dei cieli resta creatura di Dio. Ciò che resta senza risposta è: chi va all’inferno, è ancora creatura?
2) Dicendo libertà dico libero arbitrio. Credo che il libero arbitrio, come dono concesso unicamente all’uomo, sia anche ciò che può permettergli di fare la scelta di non obbedire alla volontà di Dio, ciò che è il suo bene massimo, e quindi andare all’inferno.

Anonimo ha detto...

Ma figurati,non hai bisogno di scusarti...comunque torneró sull' argomento con un altro commento.Anticipo solo che esiste un "mistero" e forse la sola nostra ragione non è detto possa bastare... indagando...

Ciao Filippo:)

Anonimo ha detto...

Non ho molto da dire sai,credo tu abbia già risposto nel titolo stesso del post ,approfondito di conseguenza..


(Mt 12,46-50).
Potentissime queste parole,un esposizione relazionale che eleva il senso spirituale a quello terreno ,come legame di una volontà di Dio che va oltre il legame consanguineo. Maria,madre di Gesù,ne rappresenta il senso pieno di abbandono in tale volontà di Dio,non certo quindi indifferente a Gesù.

Inferno come stato dell'anima conseguente alla libertà di scelta di un allontanamento da Dio e un avvicinamento alla seduzione del male.Libero arbitrio:"... dono concesso unicamente all’uomo, sia anche ciò che può permettergli di fare la scelta di non obbedire alla volontà di Dio, ciò che è il suo bene massimo, e quindi andare all’inferno.

"Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la *tua volontà come in cielo così in terra....


"questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti (San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 83, a. 9).
Un primo approccio al Padre Nostro ci porta a considerare il susseguirsi di tre
impegni e tre richieste, con i quali l'uomo si impegna prima ad essere come secondo la volontà di Dio e poi chiede quel che occorre per le sue necessità materiali e spirituali:
L'impegno alla testimonianza: sia santificato il tuo nome
L'impegno alla fedeltà: venga il tuo regno
L'impegno all'amore: sia fatta la tua volontà
La richiesta del sostegno di Dio: dacci oggi il nostro pane quotidiano
La richiesta del perdono dei peccati: rimetti a noi i nostri debiti
La richiesta della Salvezza: non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male"

Grazie...

Filippo ha detto...

Buongiorno Anonimo, sono io che la ringrazio per il commento.

L'analisi di Mt 12, 46-50 è profonda, il legame soprannaturale è più importante del consanguineo, come una nuova famiglia in cui si entra mediante la nuova nascita battesimale...

L'analisi del Padre Nostro a partire dalla definizione di San Tommaso è pure interessante. Una preghiera che "plasma i nostri affetti". Viene in mente la famosa esortazione di Fil 2: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù". L'umanità di Cristo è veicolo per plasmare la nostra, soffrire per ciò per cui lui ha sofferto, gioire per ciò per cui lui ha gioito...

Dico il Padre Nostro, ma la mia preghiera è anche personale. Innanzitutto preferisco rapportarmi con Gesù come lui si rapportava col Padre. Inoltre mi dilungo nell'esposizione di tutti i miei problemi e desideri, nella convinzione che la luce divina guarisca le distorsioni dell'anima e che l'onnipotenza divina, unita all'essere Dio sempre nell'atto di donarsi, con l'esaudimento della preghiera porti a una concreta modificazione della realtà.

Anonimo ha detto...

Sfogliando da un bel po le pagine del tuo blog,mi è balzato agli occhi la tua capacità interpretativa delle parole del vangelo e devo ammettere che non sento sia solo una tua qualità riflessiva ma piuttosto una percezione molto vicina alla verità.Ad esempio il post sulla carità,bellissimo,esiste quindi preghiera più grande dell'Amore ,dell'Amare?Se solo si riuscisse ad ascoltare un po di più il nostro lato spirituale,quante cose superflue e materiali perderebbero senso,non credi anche tu,che tra l'altro fai un lavoro di consegna a tali richieste?Ma tutto sommato è un processo anche questo che ha lo scopo di saper discernere la pula dal grano...

Mi farebbe piacere sapere se stai bene anche fisicamente,con lo stesso piacere con cui te lo chiedo

P.s
Ti prego non darmi del lei anche se sono una donna :)

Filippo ha detto...

Non sai come soffro a lavorare per il gigante del consumismo... Ma devo mantenermi in qualche modo e non ho il coraggio, per ora, di ulteriori scelte drastiche.
Grazie per l’interesse per il mio fisico. Sto bene. Sono in salute. Sovrappeso, ma in salute. Grazie a Dio! Tra poco devo andare dal dentista per una probabile carie. Inoltre sono curioso di vedere se anche i miei esami del sangue sono ‘sballati’ come effetto avverso del vaccino anti-covid, come capita a vari miei conoscenti.
Un caro saluto!

Anonimo ha detto...

Può sembrare un controsenso provare interesse per il tuo benessere fisico dal momento in cui mi accorgo che ti smuove un benessere spirituale:)Secondo te i due aspetti possono scindersi o conviverci nutrendo forza l'uno dall'altro?

Conosci il blog di mr loto,nel caso mi farebbe piacere se ci dai una lettura,c'e un filo conduttore nei vostri scritti molto bello e interessante.

Grazie comunque per aver risposto,mi fa piacere sentirti dire che sei in salute,a parte fastidi dentali risolvibili...

A presto

Filippo ha detto...

Il corpo è specchio dell'anima, è una convinzione che ho, ma non saprei giustificarla o articolarla.

Sono andato a vedere il blog Mr Loto, sembra interessante. Il mio problema è che ho abitudini che a causa del lavoro faccio fatica a cambiare. Grazie comunque per il suggerimento!

Preghiamo l'uno per l'altra!
A presto!

Anonimo ha detto...

Anche qui credo che qualcuno abbia ben articolato la questione corpo/anima

Sempre lui s.Agostino
Il corpo, servo dell’anima; l’uomo, servo di Dio.
7. Ebbene, tutto questo di cui vi ho parlato è superiore al corpo e inferiore a Dio: è al di sotto del padrone, al di sopra del servo. Sono le tre cose di cui parlavo poc'anzi. Se dunque tre uomini, tutti e tre uomini, nella loro condizione sono ordinati secondo una certa gerarchia (per cui uno è padrone e basta, l'altro è servo e basta, il terzo è servo rispetto al padrone e padrone rispetto al servo), non vi pare che tutto il creato sia ordinato anch'esso in maniera più semplice ma insieme più diversificata? La natura e la sostanza della mente è al di sotto di Dio, la natura di ogni essere corporeo è al di sotto della mente. Ma, come dicevo prima, un padrone tiene senza difficoltà sotto di sé il suo servo se lui stesso non è in contrasto con il suo padrone. Così per la mente: se non si fosse messa contro il suo padrone, per quella superbia per cui pretese d'essere indipendente ed autonoma, l'universo corporeo le sarebbe rimasto sempre soggetto come un suo servo. Ma poiché, spinta da superbia, si mise contro il suo Padrone, ecco che il suo corpo, creatura a lei data per servirla, è diventato per lei tormento di pena, tormento di vendetta. Ora infatti la mente è tormentata per le resistenze del corpo, mentre prima aveva il dominio su tutta la natura corporea. Come se quell'uomo... -dall'esempio infatti vi si rende più comprensibile la nostra situazione, e cioè come la difficoltà stessa che abbiamo nel capire fa parte anch'essa di quella pena con cui siamo stati umiliati. Cerchiamo di spiegare la cosa da quello che capita comunemente -. Mettiti di nuovo davanti agli occhi quelle tre persone, perché è cosa abbastanza comprensibile, pur presentando delle differenze. Le cose infatti sono tanto più distanti da noi quanto più diverse. Molto distanti sono Dio e la mente, e molto distanti la mente e il corpo. Invece in quei tre, uno è uomo, l'altro è uomo e il terzo anch'egli uomo. Non è diversa la natura; solo la condizione crea l'ordine gerarchico. Tuttavia, siccome queste cose sono nella nostra esperienza quotidiana, le comprendiamo più facilmente di quelle che sono da noi così distanti. Cerca dunque di capire quel che stiamo dicendo. Pensa a quell'uomo di mezzo, che è servo ma anche padrone, padrone ma anche servo; servo di quello che gli è sopra, padrone di quello che gli è sotto. Supponi ora che egli abbia offeso quello che gli sta sopra. Offeso in che modo? Per un atto di superbia. Ha considerato che anche lui aveva un servo, e così, pensando al servo sottoposto alla sua autorità, ha osato ergersi contro il padrone. Si è innalzato contro il suo padrone; ma il padrone lo ha fatto bastonare dal suo servo. Perché quel padrone del " servo-padrone " era padrone di tutti e due, e quel servo non aveva tanto potere sull'altro servo quanto ne aveva lui su tutti e due. E questo servo come avrebbe potuto rifiutarsi di obbedire a quel signore che non era servo di nessuno, quando questi, da padrone com'era di tutti e due, gli intimava di picchiare il suo [immediato] padrone? Così il nostro Dio. Avendolo noi offeso, comandò che fossimo tormentati attraverso il nostro corpo: la morte si impadronì del corpo e noi cominciammo a soffrire pene proprio lì dove avevamo osato levarci in superbia contro il Padrone. E così ora siamo bastonati dal nostro servo. Siamo tormentati dalle tribolazioni della nostra carne. Il Signore ci ha umiliati, facendoci percuotere dal servo.

Mi piacerebbe una tua risposta...ovviamente quando ti sarà possibile nel rispetto dei tuoi tempi..

Grazie per la preghiera,faro'altrettanto...ciao

Filippo ha detto...

Di certo, se sin dall'inizio avessimo fatto sempre la Volontà di Dio senza mai discostarcene, anche il creato sarebbe a noi interamente sottomesso, a iniziare dal corpo. Ma da quando abbiamo abbandonato quella Volontà (peccato originale), tutto è diventato faticoso, impreciso e difficile. Un'ottima spiegazione del perché il corpo ci rema contro, facendoci fare, in ordine al peccato, ciò che in realtà non vogliamo, perché non conforme alla Volontà di Dio.

Anonimo ha detto...

Qui rientro nel Discorso 151 di Sant'Agostino...

Grazie e Buona Domenica :)

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