domenica 9 gennaio 2022 — Dalla distanza

la tua elemosina si bagni di sudore nella tua mano, finché tu non abbia ponderato bene a chi dare (Didachè, 14)

Se fai il bene, sappi a chi lo fai (Sir 12, 1)


Floriano, dalla distanza, guarda il figlio Baiulo sul letto tutto il giorno ad ascoltare musica con le cuffie, o giocare ai videogiochi. Baiulo ha una console attaccata a un televisore in camera. Floriano guarda Baiulo dalla distanza come non fosse neanche suo figlio. Si chiede come possa un individuo non avere interessi, né ideali nella vita, e come possa essere contento di spendere in modo inutile le giornate. Floriano non è più di un impiegato statale, ma è legato al sindacato e ha valori per cui ha combattuto e combatte. Nel tempo libero va in bici. È appassionato di cucina. Floriano crede che suo figlio sia un’ameba. Floriano non vorrebbe essere padre a quel figlio. La felicità che provò il giorno in cui seppe che stava per diventare padre non ha alcun rapporto con l’ameba. Baiulo sarà anche un’ameba, però sa che quando Floriano lo rimprovera non è per il suo bene, per cercare di risvegliarlo dalla amebità, ma è per se stesso, perché non sopporta l’idea di essere un genitore fallito. Credendo di fare la sua parte, Floriano salva l’immagine che ha di sé di fronte a sé. “Io la mia parte l’ho fatta”. Floriano è chiamato a dare tutto per Baiulo, ad amarlo incondizionatamente, senza sapere se un giorno Baiulo lo ricambierà. Siccome Floriano non si è reso conto che ha messo la firma su questa clausola, non accetta ancora di dare tutto senza tenersi un contraccambio. Ecco perché tiene sempre qualcosa per sé, per compensare, tipo dice: “Ho un figlio” (e tu no), “Questo figlio è mio” (possesso), “Mio figlio è migliore” (superiorità), “Ci mancherebbe che io non sia un buon padre” (se ho fatto un figlio…), “Mio figlio è cresciuto bene” (ipocrisia), “A mio figlio non manca nulla” (ho fatto i soldi). Baiulo si accorge se Floriano agisce verso di lui per sentirsi a posto con se stesso o cercando il suo bene. Quando si è accorto che Baiulo non è venuto bene, Floriano ha perso la speranza, subito dopo la pazienza, e presto ha smesso di agire per il suo bene. Ha capito che gli sarebbe costato un sacrificio troppo grande. Cerca di comportarsi da brava persona e dice: “In me ha un esempio”, “Non può dire di non aver avuto un esempio”. Un collega di Flaviano, Vinnico, gli consiglia di provare ad abbassarsi al livello di Baiulo, per conoscerlo, capire cosa gli piace, anche se ciò dovesse significare mettersi a giocare ai videogiochi. Flaviano segue il consiglio di Vinnico e si mette a studiare Baiulo, per capire in che modo può fargli del bene non assecondando troppo le sue tendenze. Non vuole infatti incorrere nell’errore che commette chi fa l’elemosina a un povero credendo che la usi per mangiare, mentre invece mangia alla mensa e usa l’elemosina per comprarsi da bere o la droga; o di chi fa l’elemosina agli zingari, fuorilegge impenitenti.

16 comments:

fracatz ha detto...

anche gli zincheri sono utili in questa società, essi insegneranno a Baiulo tante cose quando non avrà più i suoi genitori. I cinesi, che saranno gli unici a sopravvivere tra qualche secolo, conserveranno tra loro sempre qualche gruppo de zincheri di quelli originali, i cinesi sopravviveranno sempre, anche in caso di conquista di democrazia consumistica

Franco Battaglia ha detto...

Non sono d'accordo sul paragonare l'elemosina fatta per farla, all'educazione dei figli. Io l'elemosina la faccio a prescindere. Se poi ci si comprano droga non può essere un problema mio.
Altrimenti dovrei seguire la filiera del povero dall'inizio alla fine. Tipo pacco Amazon dal confezionamento al recapito.

Ariano Geta ha detto...

Condivido il ragionamento, però non c'è dubbio che vedere un figlio "ameba" (o altri esiti poco piacevoli) è doloroso per un genitore che magari ha fatto tanto per dargli opportunità e valori, e poi invece... Comunque è ancora peggio vederlo infelice, depresso, con tendenze suicide.
Diciamo che in effetti, sì, non esiste una clausola che ti garantisce che tuo figlio sarà come desideravi. Io ho dato tanti di quei dolori ai miei genitori che la metà bastavano. Però loro mi vogliono bene lo stesso, anche se non me lo meriterei.

Nuvola ha detto...

Eh, i figli... tasto dolente.

Comunque dici bene: il genitore deve essere pronto a dare, dare, dare, senza ritorno alcuno. Non vuol dire, questo, assecondare il figlio in ogni desiderio comprando e comprando. Vuol dire dare il proprio tempo, oltre che soldi, la propria attenzione. Mettersi a dire i "no" giusti e discutere, se necessario, con rispetto, senza menare le mani, anche se sembrano che le parole siano gettate al vento.
Che quella è la cosa più difficile: non è solo "dare il buon esempio" e "non fargli mancare nulla", ma confrontarsi e mettersi a parlare, andare da suoi figlio e dirgli: "perché stai a giocare alla playstation tutto il giorno?". Magari, essere intervenuto prima, invece di aspettare, che appunto il lavoro "sporco" del genitore è proprio quello di avere cura del proprio figlio e insegnargli a fare le cose, tutte, non togliergli le difficoltà, ma imparare a lasciare fare da solo.

Perché, me ne rendo conto, è facilissimo per un ragazzo giovane perdersi nei videogiochi. Cosa ci sia aspetta? Sono pianificati a tavolino per creare dipendenza.
Bisogna prendersi il tempo e passarlo insieme, a fare cose, a leggere, discutere, etc... padre per primo.
Inutile dire "leggi" e non leggere sè stessi.

Io con i miei figli mi prendo quel tempo, non è facile, e tante volte è pure difficile e sgradevole, discutere e cercare di distoglierli dai giochi elettronici... ma se non lo faccio io, se non mi faccio il mazzo io per mio figlio, chi lo fa?
Però, ecco, ho imparato che va fatto in modo rispettoso e gentile. Che la gentilezza di animo e di modi, il rispetto, sì, quello alla lunga conta tantissimo.
Certo, si sudano sette camicie, ma è il genitore che si deve mettere. Mica dire "era tanto bravo, ma adesso è un'ameba." Se è diventato un'ameba, c'è un motivo. (scusate la durezza di questo intervento).

Filippo ha detto...

Mi stanno antipatici anche se sono utili, anche se non capisco come sono utili.

Filippo ha detto...

Sì in effetti ho tirato un po’ la corda con questo paragone.
Anch’io credo che l’elemosina sia innanzitutto un beneficio per chi la fa. L’importante è privarsi di qualcosa.
Una mattina, però, ricordo che non feci l’elemosina a uno zingaro e poco dopo incontrai un ragazzo di colore fuori da un supermercato. Diedi i soldi a lui. Poi trovai il passo della Didachè che ho citato. In effetti è impegnativo, come dici tu, “seguire la filiera del povero”, però c’è davvero il rischio di dare alla persona sbagliata.
Per quanto riguarda i figli, non ne ho, però mi sono sempre chiesto, nel caso si voglia fare del bene a qualcuno, a un amico, a un parente, fino a che punto è opportuno accondiscendere ai desideri. Diciamo che se ti chiedo una torta alla panna, esaudiresti il mio desiderio dandomela, però non saresti sicuro, dato che sono in sovrappeso, in quale modo faresti il mio bene, dandomela o non dandomela?

Filippo ha detto...

Non ho figli e sinceramente faccio fatica a capire l’amore incondizionato e sempiterno che i genitori provano per le loro creature.
Nonostante ciò che dici, sono sicuro che sei un bravo figlio.

Filippo ha detto...

Ti ringrazio come sempre per il tuo intervento, e ti ringrazio a maggior ragione per la passione che ci hai messo. Sapevo di toccare una questione controversa e mi aspettavo reazioni appassionate. Anche perché sono il tipo di persona che sarebbe terrorizzata di avere figli. Proprio perché avrei la gran paura che ‘riuscirebbero male’.
Per dire ciò che penso, direi tre punti. Uno, è vero che un figlio può ‘riuscire male’ nonostante i genitori siano ‘riusciti bene’. Questa idea la desumo da Platone, dai dialoghi del quale si ricava che la virtù non è insegnabile, né trasmissibile.
Due, siccome sono situazioni a cui assisto, penso possa esserci un punto in cui un genitore getta la spugna, nel senso che dice: “Ho fatto tutto ciò che era in mio potere fare”. Ma questo vale per qualsiasi persona voglia fare del bene a qualcuno.
Tre, penso che, eticamente parlando, non bisognerebbe mai gettare la spugna. Intendo dire che secondo me non esiste limite. Il sudare sette camicie di cui parli è il limite. È continuare a fare qualcosa anche quando sembra inutile e sembra di gettare le evangeliche perle ai porci. Credo che il bene che facciamo sia una semina, di cui non necessariamente ci è dato di vedere il frutto nella nostra breve vita. Credo che se uno si spende fino alla fine anche senza vedere risultati, otterrà risultati in un futuro che non gli appartiene.

Giurassico Ale ha detto...

purtroppo è pieno di genitori che dicono di amare i figli ma in realtà amano solo se stessi...
L'argomento del figlio rinchiuso tutto il giorno in una stanza è stato affrontato anche nella recente fiction di Rai 1 "Un professore"... in quel caso il prof protagonista, interpretato da Alessandro Gassman, va fino in casa della studente per cercare di recuperarlo... Avercene di prof così, che magari possono essere di esempio per i genitori stessi (accade anche questo, nella serie...) 👍

Filippo ha detto...

Può essere che per aiutare davvero qualcuno bisogna essere in grado di andare là, dov'è il suo buio.

Nuvola ha detto...

Grazie della tua risposta Filippo, che è sempre interessante e non scontata, e mi fa pensare.

Riflettevo su due punti:

1) "la virtù non è insegnabile e trasmissibile" (idea desunta dai dialoghi di Platone). Io sono abbastanza ignorante in merito, non ho ben chiare molte cose (passato molto tempo e studiato solo al liceo).

In un certo senso, io penso che i figli/i bambini/le persone assorbono tantissimo dagli atteggiamenti degli altri. Come animali, noi siamo nati per imitare. Imitare si può sia il bene che il male, ovvio. Metti un bimbo in una banda di ladroni, crescerà ladrone. Etc. I miei figli (che per ora direi sono "riusciti bene"... per ora almeno!) sono il prodotto non solo di quello che gli passo io, ma di tutto quello che gli passa chi sta intorno a loro. I maestri, i compagni di scuola, i nonni, gli insegnanti di sport,...
Ecco: i miei figli hanno avuto un ambiente molto molto positivo e "sano" accanto. Scuole in cui i maestri erano davvero persone ottime, in cui non era un numero ma eri come in una piccola comunità... ecco: questo ha formato i miei figli. La comunità e il tessuto sociale sano.
Certo, anche io a casa, ma il maggior aiuto è venuto dal fatto che l'intero tessuto era sano e avevano un sacco di "buoni esempi" anche fuori casa.
E che adoravano stare con gli altri, passare il tempo insieme, quindi, erano ben felici di stare con i loro amici di scuola e di sport... e diciamola tutta: eravamo in una metropoli turca. Altro che idillio urbano... ma persone splendide. Davvero accoglienti e attente. Persone "di buoni principi". Noi siamo cristiani e loro erano musulmani (ma non estremisti!) ma a parte questo, erano persone che davvero avevano solidi principi. E sì, in Turchia, i bambini sono sacri. Sono "della comunità", tutti sono chiamati in causa, tutti si sentono responsabili, non solo i genitori. Tutti.

Nuvola ha detto...

2) non bisogna mai gettare la spugna. "Credo che il bene che facciamo sia una semina, di cui non necessariamente ci è dato di vedere il frutto nella nostra breve vita."
Sono d'accordo.
Io come tutti sono figlia, e ovviamente ho avuto contrasti con mia madre. Quante volte ho pensato che certe cose non le capisse o non le gestisse bene. Quanto mi hanno dato fastidio certi suoi atteggiamenti! Ma ora, che vedo le cose anche da madre, che vedo certi atteggiamenti dei miei figli, ora capisco meglio.
In effetti, ora capisco che il metodo che mia madre ha usato con me è probabilmente quanto io farò con i miei figli (o mi ispirerò a quello).
Mia madre mi ha sempre protetto e amato. Mi ha sempre messo in guardia quando riteneva di farlo. Mi ha sempre amato anche quando mi ribellavo, o respingevo il suo affetto. A volte diceva "Adesso non capisci, ma vedrai che un giorno capirai."
Ed è vero: ora capisco veramente. Mia madre mi ha amato e sostenuto e tutt'ora si toglierebbe il pane di bocca per darlo a me! Mi dice "Hai bisogno di soldi? Guarda che te li dò quando vieni" a me che ho un lavoro e dovrei essere io a darle supporto.
Mia madre mi ha sempre trattato con rispetto, non si è risparmiata di farmi sapere il suo punto di vista, è decisamente stata una madre protettiva, ma non mi ha mai comprato tutto, non mi ha mai dato denaro e giochi. Mi ha prima dato attenzione e cura.
E questo è l'insegnamento che ha ricevuto in casa sua, dai suoi genitori e nonni.

Scusa, di nuovo ho scritto un sacco!

Filippo ha detto...

Hai fatto bene a scrivere un sacco, se così sentivi. La tua esperienza è edificante. Devo dire che immergendo i figli in un ambiente sano hai fatto già tantissimo. Hanno avuto te e tante altre persone che li hanno circondati di buoni esempi.
Cito Platone, che parla dei proverbiali figli di Pericle, riusciti per niente virtuosi come il padre, anche perché ho conosciuto persone che pur avendo fatto come te hanno avuto risultati contrastanti. Non so se hanno sbagliato in qualcosa, so per certo che i loro figli sono cresciuti nei migliori ambienti e hanno avuto i migliori esempi sia da parte della famiglia sia da parte di altri contesti, eppure hanno commesso errori anche gravi, come andare contro la legge...
Mi incuriosisce sapere che sei vissuta in Turchia. Davvero una gran bella esperienza. E ne parli davvero bene. Ma vivi ancora lì?
“i bambini sono sacri. Sono "della comunità", tutti sono chiamati in causa, tutti si sentono responsabili, non solo i genitori”: anche questo è un concetto che si trova in Platone, lo dico così per dire, ma dovrebbe essere così anche da noi. Dovrebbe essere così in ogni società che funziona. Tutti i bambini dovrebbero essere considerati figli da chiunque abbia l’età per essere loro genitori, o nipote da chiunque abbia l’età per essere loro nonno, ecc. Questo è molto chiaro nel dialogo ‘Repubblica’.
Ti ringrazio per i tuoi estesi e interessanti interventi e ti saluto caramente.

Nuvola ha detto...

Per quanto riguarda l'ambiente sano, direi che sono stata semplicemente fortunata.
Però è statisticamente vero che in Turchia (per quello che posso dire vista la mia esperienza) le persone sono, in genere, di "sani principi". Ovvio che comunque problemi ce ne sono... io ho vissuto una Turchia un po' da elite, lavoravo là. Ma non ero in questi enti internazionali dove c'è l'elite tipo ambasciate, diplomatici, ... no, io ero un umile accademico :)
Avevo un salario decente, superiore a quello del turco medio, ma ordini di grandezza inferiori dei diplomatici.

Ho frequentato ogni tanto l'ambiente e mi salassavo per la scuola dei figli (dove invece i diplomatici andavano con il contributo dei vari enti, mentre io mi pagavo tutto, avevo lo sconto per via dell'università, ma erano 1000 euro al mese!!!).
Ma devo dire che, per fortuna, i miei ragazzi erano anche insieme ai turchi normali, e quella è stata la cosa che mi ha aperto gli occhi sulla Turchia "genuina" (adesso non sto parlando di politica, ma delle persone). Certo, erano turchi istruiti, ma non "elite diplomatica", ma erano persone ottime e ho imparato molto da questa interazione.

Altro esempio: mia madre mi veniva a trovare in Turchia. Mia madre parla solo italiano. Doveva cambiare aereo a Istanbul e non è facile per una donna anziana che non ha mai viaggiato... allora cosa fai? Chiedi il servizio di accompagnamento, che in realtà ogni compagnia aerea offre, specialmente alle persone anziane con mobilità ridotta. Però dei turchi io mi fidavo: mai avrebbero lasciato mia madre senza assistenza. Perché i giovani rispettano gli anziani, anche se non sono i loro parenti. Un atteggiamento del genere in Europa ormai non lo vedi. In Turchia è impensabile mancare di rispetto ad un anziano.

Sono sicura che anche in altri posti trattano bene gli anziani, eh, le compagnie aeree. Ma i turchi di sicuro sono "accoglienti" e si sforzavano di parlare italiano e mettere a mio agio mia madre! Gratis! Perché non si pagava nulla in più.


Nuvola ha detto...

Inoltre: grazie per menzionare Platone. Mi piace leggere qui anche perché ci sono tante cose che ignoro e ogni tanto leggo cose che mi aprono la mente :)

Per il resto, non sono più in Turchia. Il lavoro mi ha portato altrove (nord-Europa). Appunto la Turchia non è perfetta, ma ha tante cose belle e gente davvero splendida e accogliente (certo, ci sono i furbi pure là, ma è una sorta di Italia...). I miei figli si sentono un po' turchi, e amano il paese che li ha accolti per ben 9 anni della loro vita...

Grazie a te per questo blog :)

E un caro saluto!

fracatz ha detto...

sono utili ai mortidifame, perchè li fanno stare sempre attenti, allertati su come portano la robba nelle tasche, nelle borse etc. infatti i più distratti vengono castigati e devono poi rifarsi tutti i documenti perchè li tenevano tutti assieme e nello stesso posto, senza nemmeno averne fatta una fotocopia

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