sabato 15 maggio 2021 — Stili

L'arte di Mozart è disattendere le aspettative, mentre il Romanticismo, ad esempio, fa esattamente il contrario. 

domenica 9 maggio 2021 — Perdono e riparazione

Introduzione
Perdono e riparazione sono due cose diverse.
Gesù ci ha insegnato, nel Padre nostro, a equiparare il peccato al debito.

La struttura del cosmo
Quando Gesù parla in parabole o usa paragoni, o quando simili simbolismi sono presenti nellʼAntico Testamento, non si tratta di abili invenzioni di metafore e similitudini. Si tratta piuttosto dellʼesposizione, da parte dello Spirito Santo, della realtà delle cose, della struttura dell'universo. 

Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli. (Col 1, 20).

Nei vari livelli di realtà ci sono corrispondenze. Perché parlare di un popolo come di una vigna? “Figlio dell'uomo, che pregi ha il legno della vite di fronte a tutti gli altri legni della foresta?” (Ez 15, 2). Ci sono vari livelli di realtà. Il livello delle cose visibili, il livello delle cose invisibili, la terra, il cielo, i cieli, le acque al di sopra dei cieli... Il creato è una perfetta costruzione con un ordine gerarchico. Ci sono cioè cose create per prime, cose create per seconde, per terze e così via. Le cose invisibili, ad esempio, sono create per prime, quelle visibili dopo. La creazione, poi, è come una scala. Dalle cose prime nascono le seconde, dalle seconde le terze e così via. Tanto che è giusto dire che le cose visibili sono create dalle cose invisibili e meno importanti di esse. Ma nel creato ogni cosa, se è stata fatta, ha la sua importanza, altrimenti non sarebbe stata fatta.

Perdono
Il perdono del peccato funziona così. Ammettiamo che a un uomo rubino 1000 euro, o una macchina. Per rubare intendo gliela prendono contro la sua volontà. Chi ha rubato ha contratto un debito (peccato) con la vittima, gli deve cioè una macchina.
Perdono significa che la vittima dice: tienla. Puoi tenerla. Non devi più ridarmi indietro la macchina, o il prezzo equivalente. Non hai più debiti con me. Il perdono trasforma il furto in regalo. Non a caso la parola che designa questʼatto è per-dono. Il perdono è un atto di carità, è donare.
È ovvio che perdonare comporta un inevitabile sacrificio. Chi perdona aveva già subito un danno quando aveva subito il peccato (il furto della macchina). Perdonando ratifica tale danno e se lo tiene. Resta cioè senza macchina. Il ladro perdonato, invece, può liberamente tenersi la macchina senza che ciò comporti minimamente un debito nei confronti della vittima.

Riparazione
La riparazione del peccato, invece, è una cosa completamente diversa. Tenendo sempre presente, come peccato, il furto di un macchina, la riparazione di tale peccato è la restituzione della macchina, o dellʼequivalente in denaro, alla vittima, cioè al padrone originario della macchina che ha subito un danno nel momento in cui il peccato è stato commesso contro di lui.
Di solito nel mondo cristiano perdono e riparazione sono demandati a entità differenti. Non è la vittima del peccato a chiedere la riparazione, se così fosse non esisterebbe perdono. Alla vittima è chiesto di perdonare, comandamento della carità. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34). Ad altri, poi, è chiesto di riparare il peccato. Nel caso esaminato, di far avere alla vittima una macchina come quella che gli è stata rubata o lʼequivalente in denaro. Di solito si chiede a Dio di riparare, ma si può anche offrire se stessi; ad esempio: “Signore, offro la mia vita in riparazione dei peccati subiti dalla tal persona”. 

Una vita di perdono e riparazione
Due cose per concludere. Una, Gesù nella sua vita ha perdonato senza fine, e probabilmente ha riparato molti peccati. Molti erano rimasti senza nulla a causa di peccati materiali o spirituali. Prendiamo uno storpio. Potrebbe essere la vittima di tanti peccati. E non il perpetratore di essi, come pensavano i giudei. Gesù, perdonando e riparando, è rimasto lui stesso talmente senza nulla da finire in croce, nudo, e privo anche dellʼunica vera ricchezza, quella spirituale.

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46)

La consapevolezza di essere abbandonati da Dio, di avere Dio contro, è infatti la più grande sofferenza che uomo possa provare. La sofferenza dello spirito è più grande sia delle sofferenze fisiche, quelle afferenti il corpo, sia delle sofferenze morali, quelle afferenti l'anima (sono sicuro che Dio è con me, sono sicuro di essere nel giusto, ma gli uomini mi sono contro, non mi credono e mi sbeffeggiano proprio in ciò che ho di più caro). Lʼuomo infatti è composto di spirito, anima e corpo. “Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1Ts 5, 23).

La spiritualità del Sacro Cuore di Gesù
Seconda cosa, la pratica della riparazione pervade la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù iniziata da santa Margherita Maria Alacoque in seguito ad alcune apparizioni in cui Gesù le si è mostrato col cuore in mano. Nel 1675 le ha fatto un appello: “Questo è il cuore che ha tanto amato gli uomini. Non ricevo altro che ingratitudine, disprezzo, indignazione, sacrilegio e indifferenza. Ecco, ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del Santissimo Sacramento (Corpo di Cristo) sia dedicato a una festa speciale per onorare il mio cuore, ricevendo la comunione in questo giorno e dandogli la dovuta riparazione per riparare le indegnità ricevute durante il tempo in cui è esposto sugli altari. Ti prometto che il Mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri”. Si vede che in questo caso si tratta di atti di riparazione dei peccati commessi contro il Santissimo Sacramento, ossia contro lʼostia consacrata, ossia contro Gesù stesso. Sono contati anche i peccati di indifferenza e freddezza.



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